PROIETTILI e PROIETTI

Alcuni anni or sono, ma sarebbe più esatto dire “alcuni lustri”. per dovere di amicizia divenni lo strumento di una vendetta letteraria avente per oggetto i due termini del titolo. Ecco i fatti, in breve.
Un caro amico, pubblicista su di una delle più note riviste italiane di armi, anche antiche, era stato altezzosamente criticato da uno dei soliti palloni gonfiati che, godendo di una fama internazionale guadagnata non per propria competenza, ma per l’altrui ignoranza in un campo, allora, quasi inesplorato come quello delle armature dei secoli passati, poteva permettersi di dire le più grandi fesserie senza tema di essere smentito.
Questo tipo, scrivendo di antiche artiglierie, usava indifferentemente i termini sopradetti, che a volte erano usati a sproposito. Il mio amico sapendo che una differenza c’era ma non sapendo quale, si rivolse a me consapevole del fatto che io avevo più di qualche nozione tecnica in materia, sperando di poter trarre vendetta dal mio sapere. Inutile dire che lo accontentai egregiamente, ed il mio scritto apparve su di un catalogo di armi antiche fatto opportunamente pervenire, con dedica ed articolo evidenziato in color rosso, al pallone gonfiato che si calmò notelvolmente e non intervenne più con le sue critiche.
Ecco in sintesi quanto scrissi:
“mentre un proiettile è possibile che non divenga mai un proietto, un proietto prima di essere tale è sempre stato proiettile.
E mentre un proiettile non può mai far male a nessuno, a meno che non sfugga di mano a chi lo trasporta e vada a schiacciare qualche piede, un proietto capita anche che non faccia male, ma la maggior parte dei casi provoca distruzione e morte, sopratutto se sotto forma di palla (nel senso letterale) di cannone del tipo esplosivo.
Ma per capire meglio il tutto è necessario fare un passo indietro nel tempo di duemila anni, sino a vedere con gli occhi della fantasia un milite romano: calmo e tranquillo, seduto in mezzo a cumuli di proiettili per la sua fionda “da una libbra” (De Bello Gallico), ride con i commilitoni e beve tranquillamente la sua razione di vino. Poco dopo, lo vediamo cercare affannosamente, in mezzo ad un fuggi fuggi generale, il suo scudo e rannicchiarsi dietro questo: adesso si trova in mezzo ad un diluvio di proietti.
La situazione è radicalmente mutata, perchè i proiettili, quelli delle fionde nemiche, si sono tramutati in proietti, ed a riceverne uno in faccia si muore.
Ci spieghiamo meglio: nella lingua latina il verbo “proiciere” significa “lanciare avanti con forza”. Per cui nel declinare il suddetto verbo si arriva a “proiectum” ossia lanciato; dal verbo deriva l’aggettivo “proiectilis” ossia lanciabile. Da quanto detto ne deriva che un sasso, una palla di cannone, il mattarello della Tordella (personaggio de “Il corriere dei piccoli”) sono proiettili prima di essere lanciati, dopodichè divengono proietti.
Anche se i due termini sono simili, non possono essere usati indifferentemente, e chi scrive di armi antiche dovrebbe saperlo”.
Fine del riassunto  di quanto fatto pervenire..al nemico.
Ora, per far due chiacchiere tra noi, vi dirò che in qualità di modellista di antiche artiglierie, uso i due termini nel modo giusto spiazzando a volte i miei ascoltatori che tra proietti e proiettili finiscono col non capirci più niente e posso sembrare un pignolo saccente, ma così come un modellista ferroviario preciserà sempre i vari tipi di locomotive ed uno navale i vari alberi, io voglio fare le debite differenze tra palle, se sparate o no.
P.S. Mi accorgo che essendo il fatto accaduto diaciannove-venti anni or sono, più che ricordi di gioventù sono della maturità!!!

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